di Gianluca BERNARDINI

Uscito quasi in sordina, quasi a fine estate, l’opera prima di Andrea Magnani si rivela, invece, un film a cui prestare la nostra attenzione. Isidoro (Nicola Nocella), detto Easy, è un giovane uomo «silente» di 35 anni, appesantito negli anni non solo dai chili di troppo, ma anche dalla depressione che sembra non volerlo abbandonare. Unica via d’uscita parrebbe il suicidio, finché un giorno il fratello imprenditore gli chiede di riportare a casa il corpo dello sfortunato operaio Taras, morto sul cantiere. Inizia così il lungo viaggio di Easy verso l’Ucraina: ovvero lui, il suo loden e una bara da trasportare, tra disavventure divertenti e incontri improponibili. Al protagonista questa esperienza gli cambierà, finalmente, l’esistenza. Un vero e proprio road movie che diventa, però un viaggio dell’anima: quella che Isidoro deve riscoprire, perché ormai sepolta nel tempo dai fallimenti di una vita, e quella che, forse, anche qualcuno di noi dovrebbe dissotterrare; poiché è facile portarsi dietro «cadaveri» che diventano vere e proprie «trappole» lungo il corso dell’esistenza. Le difficoltà di Easy divengono dunque le nostre: dallo smarrirsi, al percorrere strade sbagliate (errori umani) fino alla fatica di dover imparare a comunicare di fronte a una lingua completa-

mente lontana dalla tua (riappropriazione del linguaggio nonché di un reale rapporto con gli altri). Magnani ci porta così dentro l’avventura senza mancare di lasciarci intravedere uno spiraglio di rinascita. Quella possibilità, ovvero, che a tutti non manca mai in fondo, anche dentro l’imprevedibile, di essere data. Pertanto «prima di essere una commedia con bara, Easy è una storia di confini», ci ricorda il regista. Quelli che non dovremmo mai stancarci di voler abbattere. Un bel film, dunque, anche per un percorso di cineforum.

Temi: viaggio, anima, esistenza, morte, rinascita, confini, cultura, Ucraina.