di Gianluca BERNARDINI

La perdita di un figlio è un’esperienza drammatica, lo possiamo tutti immaginare. La può, però, raccontare, con tutto il suo peso, solo chi l’ha subita. Gli altri possono solo percepire il dolore, ma non possono, forse, comprenderlo sino in fondo. È qualcosa che «sconquassa» la vita, la stravolge, la segna, in qualche modo, per sempre. Ne sa qualcosa Samuel Maoz (già vincitore del Leone d’Oro nel 2009 con «Lebanon») che ha quasi rischiato di perdere una figlia se una mattina, a Tel Aviv, avesse preso in tempo un bus per andare a scuola. Un’esperienza, certo, diversa la sua e fortunata, ma un timore quotidiano per chi vive in Israele. Nasce da questo fatto la storia narrata in «Foxtrot – La danza del destino», in concorso all’ultimo Festival di Venezia e ora nelle sale, vincitore del Leone d’Argento, Gran premio della giuria. Un dramma a tutto tondo, in tre atti, scritto come una tragedia greca, che si apre con l’annuncio dato a Michael e Dafna (Lior Ashkenazi e Sarah Adler), da parte degli ufficiali israeliani, dell’incidente mortale capitato al figlio Jonathan (Yonatan Shiray), mentre svolgeva il servizio militare. Un macigno (con giochi di inquadrature inequivocabili) che cade addosso improvvisamente su questa famiglia che deve fare i conti realmente con l’esperienza devastante della morte. Ma che cosa è accaduto e perché soprattutto? Il regista ci porta così al checkpoint in mezzo al deserto dove Jonathan, insieme a suoi giovani compagni d’avventura, vive l’assurdità (le immagini proposte sono davvero evocative) dell’esperienza di un Paese perennemente in bilico che sembra dover «danzare», quotidianamente, il ballo del «conflitto»: quello che i genitori dovranno cercare, nella terza parte, di affrontare insieme per potersi in qualche modo rialzare. Con lo stile che caratterizza (e forse destabilizza) il suo cinema Maoz ci riporta, dunque, dentro una storia personale che acquista qui un valore universale come se fosse «una parabola filosofica sul concetto misterioso di fato» o di destino. Per restare svegli e soprattutto non dimenticare.

Temi: Israele, guerra, morte, perdita del figlio, famiglia, lutto, dolore, paura, destino.