di Gianluca BERNARDINI

Uno dei temi dell’ultimo festival di Venezia è stato proprio quello dell’immigrazione, dei rifugiati, dei clandestini sulle coste dell’Europa (e non solo). È, infatti, una questione importante che ci vede coinvolti da diverso tempo e che sempre più interroga la nostra umanità, lo spirito di accoglienza nonché il nostro senso di giustizia. Andrea Segre, regista veneziano, ancora una volta (non possiamo scordare «Io sono Li», «Mare chiuso», ma anche «La prima neve») con «L’ordine delle cose» ci invita a non «distogliere» lo sguardo attraverso una storia riuscita e ben confezionata. Corrado Rinaldi (Paolo Pierobon) è un funzionario di polizia che si occupa da tempo di missioni internazionali contro l’immigrazione irregolare. Integerrimo, innamorato della sua famiglia, ex campione di scherma (di cui conserva la passione e che nel film diventa pure una metafora), è un uomo serio e affidabile. In uno dei suoi viaggi in Libia, post Gheddafi, per invitare il loro Paese a contrastare sempre più i viaggi dei clandestini, nel campo profughi viene a contatto con Swada (Yusra Warsama), una donna somala che desidera ricongiungersi al marito che ora vive in Finlandia. La storia della ragazza, soprattutto i sogni, i progetti e le speranze mettono in crisi la coscienza di Corrado, nonché la sua «visione» sul mondo e la sua onorata professionalità: come è possibile, infatti, essere fedeli allo Stato senza venire meno all’istinto umano di solidarietà per chi si trova in difficoltà? Segre non dà risposte, ma invita noi tutti a metterci nei panni del protagonista (e qui sta tutta la bravura dell’uso della telecamera), poiché nessuno di noi può tirarsi fuori dal «problema». Se da una parte è la politica chiamata in causa, non possiamo dimenticarci che, in fondo, il Paese siamo noi. Con il nostro senso civico, con il valore che diamo alla libertà, nonché ai diritti di ogni essere umano noi decideremo del nostro futuro. Doveroso vederlo per cambiare, forse, «l’ordine delle cose».

Temi: immigrazione, giustizia, umanità, legalità, coscienza, professionalità, famiglia.