di Gianluca BERNARDINI

Il mondo è illusione, fantasia, incanto. Lo sa bene P.T. Barnum (Hugh Jackman), il grande uomo circense e di spettacolo dell’America del XIX secolo che portò in scena per la prima volta i personaggi più bizzarri e gli animali più esotici del mondo nei suoi show che fecero, oltre che audience, molto élite. Figlio di un povero sarto, ambizioso fin da piccolo, Barnum non solo riuscì nella sua impresa professionale, ma anche a sposare «la bimba» dei suoi sogni, Charity (Michelle Williams), mettendo su famiglia. Il film di Michael Gracey (opera prima) ripercorre la vita e l’ascesa del grande showman, nonché gli scontri e le difficoltà che lo misero alla prova, non solo come professionista (gli ostacoli della critica nonché l’incendio dell’American Museum), ma anche come marito e padre (la lontananza dagli affetti e la presunta relazione con «l’usignolo svedese», la cantante Jenny Lind). Tra scenografie strepitose e musica pop (da videoclip) di qualità il film «The Greatest Showman», che segue il successo di «La La Land», risulta un musical spettacolare. Se da una parte la classica storia fatta di buoni sentimenti, compresa la relazione «impossibile» per quel tempo tra il ricco braccio destro di Barnum, Phillip Carlyle (Zac Efron), e la giovane trapezista di colore Anne (Zendaya Coleman), sembra essere fin troppo banale, è il tema dell’esaltazione della diversità (che sia di ceto sociale o di colore della pelle o fisica) a farla da padrone. Non esiste, infatti, emarginazione finché nessuno ti mette in un angolo. L’impossibile qui diventa meravigliosamente fattibile e tutto ciò che qui è grigio acquisisce colore. Soprattutto quando ci si crede e si lotta insieme. Perché come dice il protagonista Hugh Jackman «ciò che vi rende diversi è anche ciò che vi rende speciali». Un film per iniziare bene l’anno a suon di musica e un pizzico di speranza nel cuore.

Temi: spettacolo, circo, musica, ambizione, riscatto, speranza, famiglia, diversità, amore, amicizia.