di Gianluca BERNARDINI

Apparentemente normali, felici, come tante coppie, Maria (Micaela Ramazzotti, nel tipico ruolo che le si confà) e Vincent (Patrick Bruel, molto famoso in Francia anche come cantante), vivono a Roma in un quartiere popolare, quasi mimetizzati. Insieme coltivano un progetto: aiutare coppie che non possono avere figli donandogli i loro. Una scelta subita dall’indifesa Maria che, per amore di Vincent, accetta quello che una madre non oserebbe nemmeno mai pensare: separarsi dalle sue creature. Finché un giorno «la catena» si spezza. Un figlio «venduto» muore, «la macchina che fabbrica», già scricchiolante, risulta difettosa e quindi si deve cambiare. Sebastiano Riso, ispirandosi a storie vere, porta in Italia un tema scottante e, forse, ancora troppo nascosto: il mercato nero della compravendita di neonati. Un dramma vero e proprio, scritto con Andrea Cedrola e Stefano Grasso, che sulla pelle di Maria (costantemente seguita dalla macchina da presa) diventa forte, se non addirittura tragico. Dove dell’amore menzionato, e messo in scena, non resta che brutale e ferocia realtà. Un film sì di denuncia, dove il dolore, nonché le mercificazioni dei soggetti umani (bimbi o donne che siano) prendono il sopravvento sulla storia di un amore «malato», nel vero senso della parola, che ha in sé diversi aspetti non sempre lineari o del tutto comprensibili. Forse il cinema di «sottrazione» di Riso, in questo caso, avrebbe potuto dire di più sulla vicenda dei protagonisti che rendesse ragione di conseguenza alle azioni messe in atto. Per questo, probabilmente, il film, in concorso all’ultimo festival di Venezia, non è stato accolto molto bene dalla stampa. Ciò non esclude che il tema sia interessante e plausibile di fronte a una società che pensa di poter mercificare tutto, in «ragione dell’amore», anche ciò che, di fatto, non è. Meglio da cineforum che in programmazione ordinaria.

Temi: famiglia, genitorialità, coppia, compravendita di neonati, figli, amore, morte, vita.