La commedia nera di Matteo Oleotto ci porta lontano dalle luci della ribalta per raccontarci la storia di Natale più strano dell'anno. Fratello e sorella combattono il senso di inadeguatezza e mostrano in modo incisivo cosa significa la precarietà: non potersene andare.
Di Gabriele Lingiardi
La prima volta che Ultimo schiaffo di Matteo Oleotto si è mostrato al pubblico è stato in occasione del MetaCinema di ACEC. Un’anteprima esclusiva in più di trenta Sale della Comunità di tutta Italia. Alcuni fortunati spettatori hanno potuto trovare tra il pubblico in sala il cast, insieme al regista e agli altri artisti che hanno fatto il film. Era l’11 dicembre.
Passate le feste, questo film natalizio arriva in programmazione ordinaria. La ragione del “ritardo” sta proprio nella particolarità di Ultimo schiaffo. È il tempo giusto per lasciare gli zuccheri da parte e immergersi in un film sì di Natale, eppure tagliente come il freddo che lo caratterizza.
LA TRAMA
Matteo Oleotto, già regista di Zoran, il mio nipote scemo, racconta una storia lontana dal glamour, ma dentro locali segreti, case e gelide parrocchie. Petra e Jure sono due fratelli che vivono alla giornata. Hanno una madre in casa di riposo e pochi soldi. Cercano di guadagnarsi da vivere in incontri clandestini di Power Slap, disciplina in cui i concorrenti si prendono a schiaffi in volto. Vince chi resta in piedi. La scomparsa del cane Marlowe gli offre la speranza di acciuffare la lauta ricompensa ed evadere dal paesino del Friuli in cui sono confinati loro malgrado.
LA REGIA DI OLEOTTO

Matteo Oleotto, regista dell’Ultimo Schiaffo
La regia di Matteo Oleotto per questa storia è stata da più parti paragonata a quella dei fratelli Coen. Non per la ricerca formale, ma per la capacità di ridere dei suoi disgraziati personaggi lasciando un sapore amarissimo in bocca. La commedia nera è un genere molto complesso da bilanciare. Qui trova una forma interessante a partire dai costumi (si capisce molto dei personaggi a partire dai cappelli o dai cappucci che indossano) e nell’uso dell’ambiente come strumento narrativo crudele. Spesso la montagna e le comunità montane vengono idealizzate come spazio di fuga dalle logoranti città, Ultimo schiaffo ha come principale merito quello di raccontare attraverso di esse un nuovo tipo di carcere. Quello delle persone che non hanno soldi per andarsene, della natura che non apre lo sguardo, ma lo opprime circondandolo di roccia e neve. È un modo di fare cinema diverso, a volte imperfetto e sicuramente non per tutti. Eppure il fatto che un film così possa esistere nella produzione italiana, spesso eccessivamente conformista, è un buon regalo di Natale.

Petra e Jure, giovani protagonisti del film