Sovversivo, amaro, ma irresistibilmente comico: il nuovo film del regista iraniano formatosi a Roma è un mix di umorismo e rabbia per raccontare chi si oppone al regime.
Di Gabriele Lingiardi
Il cinema dei registi ribelli iraniani nasce spesso dalla necessità. Quello degli europei nasce più spesso dalla passione per il mezzo e da una dieta fatta di pane e visioni. Ali Asgari incarna entrambe anime, quella politica e quella cinefila. Il regista iraniano si è formato a Roma, conosce bene l’Italia ed è per questo che non stupisce vedere nel suo nuovo film, Divine Comedy, un protagonista che sembra un mix tra il nervosismo di Woody Allen e la rabbia politica di Nanni Moretti.
Come accade raramente per una cinematografia che ha proposto film di grandissima qualità, ma spesso con una vena estremamente drammatica, Divine Comedy cambia registro e riesce a parlare di temi urgenti strappando un sorriso. È una commedia dai toni amari, ma anche a tratti irresistibile e divertente. Seguiamo il regista Bahram e la sua produttrice Sadaf in un viaggio a bordo di un motorino per trovare una sala che sia disposta a proiettare il loro film “abusivo”, realizzato contro i dettami del regime. Il nemico, anche questa volta, è la censura. Barham non ci sta, vuole essere un artista libero. Si ritrova suo malgrado ad essere un ribelle cocciuto e per nulla preparato a vestire questo ruolo. Un sovversivo spinto dall’orgoglio per la propria arte.
Il film è pieno di riferimenti “meta” che faranno piacere agli estimatori dello stile della Nouvelle Vague. Coglierli tutti è un gioco divertente. Asgari è minimale nei movimenti di macchina, spesso lascia che siano i personaggi e quello che succede all’interno dell’inquadratura a parlare più che i virtuosismi nella messa in scena. Già in Kafka a Teheran, Asgari disegnava i labirinti della burocrazia e li faceva diventare delle catene enormi da cui non si può sfuggire. Qui la produzione di un film ha l’aspetto di una discesa tragicomica nei gironi infernali. Si incontra di tutto in questo film palesemente girato con pochi mezzi, ma con molte idee (quanti dovrebbero provare questo “esercizio”). E mentre la storia e i telegiornali odierni si riempiono di Iran, di proteste, e di gente che mette a repentaglio la propria vita per delle cause che potrebbero sembrare lontane, è giusto che il cinema, anche con tempismo, faccia la sua parte per raccontare quelle voci e avvicinarcele. Oggi più che mai Divine Comedy è un film da vedere.