Tra difficili riconciliazioni familiari e attacchi di panico sopra e sotto il palco, Sentimental Value si aggiudica 9 candidature agli Oscar 2026. Joachim Trier riporta sullo schermo Renate Reinsve, già miglior attrice a Cannes con lui, per affrontare con originalità il rapporto padre-figlie e darci l'occasione di chiederci “Chi sceglieremmo per interpretare le persone a cui abbiamo voluto bene?”

Di Gabriele Lingiardi

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Nella settimana delle nomination agli Oscar può essere utile una rapida guida per orientarsi tra il glamour e i numeri di questi premi. Chi cerca film che parlino allo spirito e non siano solo esaltazione della magnificenza estetica li può trovare, ma deve sapere dove cercare.

La corsa agli Oscar
Sgombriamo il campo da possibili fraintendimenti: il record di 16 candidature per Sinners non rende l’horror di Ryan Coogler un’operazione meno superficiale di quello che è. Molto meglio Una battaglia dopo l’altra, la cui minaccia alla vittoria può essere il fatto di avere ridicolizzato l’America suprematista bianca con parecchi giochi di specchi sul presente. L’Academy la penserà come il regista Paul Thomas Anderson? Film imperdibili come Un semplice incidente e La voce di Hind Rajab sono già passati sul grande schermo (vige l’obbligo cinefilo di recuperarli). Mentre è arrivato in sala questa settimana lo straordinario Sentimental Value, già Grand Prix Speciale della Giuria al Festival di Cannes e in gara agli Oscar con 9 candidature. È quello da segnarsi in agenda.

Sentimental Value
Il regista Joachim Trier fa un ritratto famigliare a pezzi come un vetro infranto. Ci sono tragedia, commedia, tenerezza e parecchi esaurimenti nervosi. Si racconta di Gustav, un regista che il lavoro ha allontanato dalla vita delle figlie. Si ripresenta al funerale della moglie, per recuperare il tempo perduto con le figlie. Propone una sceneggiatura a Nora, attrice piena di ansie, e alla sorella. Il film che dovrà rilanciare la sua carriera di regista appare presto come un racconto intimo, ispirato al vissuto di sua madre. Il suicidio della donna continua a tormentarlo e, sebbene lui lo neghi, rimettere in scena quella storia potrebbe offrirgli la comprensione dei sentimenti che non ha mai compreso.

Trier fa un’opera stratificata, in cui il cinema diventa uno strumento per parlare quando mancano le parole, per offrire e condividere emozioni che non si riescono a dire a voce. Dentro le crepe della famiglia, e della loro casa, si costruisce questo gran film. Alla fine ci si rende conto di quanto non riguardi solo chi fa cinema, ma parli veramente a tutti, la domanda: “Chi sceglieresti per interpretare le persone a cui hai voluto bene?