Un thriller potente e originale ci porta in Brasile durante la dittatura degli anni Settanta, per riflettere (con più urgenza di quanto pensiamo) sul dramma della violenza di Stato. Ne parliamo nella nostra rubrica di consigli della settimana.

Di Gabriele Lingiardi

L'agente segreto 4

È un grande periodo per il cinema brasiliano. Dopo la vittoria agli Oscar del bellissimo Io sono ancora qui di Walter Salles, arriva in sala L’agente segreto. Il regista Kleber Mendonça Filho ci porta nel 1977 con una sequenza di apertura shock: il protagonista, Marcelo, va a fare benzina a un distributore. Vicino alla pompa di benzina c’è un cadavere, è lì da giorni. La polizia lo sa, ma non fa niente. Con questo pugno nello stomaco inizia un film la cui trama si dipana pian piano, senza un vero e proprio centro. Le cose accadono nel film consequenzialmente una dopo l’altra a partire dal ritorno del protagonista, fuggitivo, in patria. Per raccontare il resto occorrerebbe lo stesso tempo di visione del film.

Tra le tante sottotrame c’è il ritrovamento di una gamba umana nella pancia di uno squalo che terrorizza la popolazione. Complice l’uscita, pochi anni prima de Lo squalo al cinema. Addirittura c’è chi ipotizza che la gamba prenda vita di notte per prendere a calci gli omosessuali. Tutto questo è, chiaramente, un’efficace metafora della violenza della dittatura militare.

L’agente segreto non è un film semplice e potrebbe non incontrare il gusto di tutti. Eppure è un viaggio che vale la pena affrontare, se si ha lo stomaco. Scopriremo, molto in là nel film, che Marcelo è braccato da dei sicari. E mentre si cerca di capire il perché ci si ritrova immersi nel passato di un Brasile che sta facendo i conti proprio ora, grazie al cinema, con l’orrore della violenza di stato.

Nel documentario Retratos Fantasmas, Mendonça Filho mostrava il declino della sua città natale attraverso i cambiamenti delle sale cinematografiche e dei luoghi di incontro. Allo stesso modo riflette qui sul tema della memoria facendosi carico di un trauma generazionale e storico. Le fotografie, gli archivi, indagati dai personaggi, sono il tentativo del film di dare voce a tutti quei morti lasciati senza nome ai margini della strada e della storia.