Al cinema il film di Laura Samani sugli anni di crescita più preziosi che abbiamo: la scuola, il liceo, le domande e le amicizie.
di Gabriele Lingiardi
Arriva in sala un film in grado di raccontare l’incontro tra il mondo maschile e quello femminile finalmente non attraverso le differenze, ma i punti in comune. L’altra buona notizia è che è un film italiano. A dirigere Un anno di scuola, liberamente tratto dal romanzo di Giani Stuparich, è Laura Samani. Una regista che aveva dimostrato il suo talento con Piccolo corpo, qui alle prese con un genere completamente diverso.
Dal dramma legato al folklore si passa al più tradizionale coming of age, la storia di formazione ai tempi della scuola. La prospettiva è femminile, in un universo maschile. Il film si svolge a Trieste nel 2007 (il romanzo è ambientato nel 1909). In una classe di soli ragazzi entra all’ultimo anno Fred, una diciottenne svedese di bell’aspetto e piena di vita. Inevitabilmente lo sguardo dei compagni si posa su di lei.
Come un alieno Fred cerca di ambientarsi, di capire le usanze, le tradizioni della scuola e quella peculiare inflessione che caratterizza il parlato dei suoi compagni. Nelle mani di un regista non abile, questa attrazione avrebbe un ché di scabroso. Samani ribalta la prospettiva. Scrive la ragazza come una persona che ha già assorbito tanto del mondo, una a cui la vita ha chiesto di crescere alla svelta e quindi è spigliata, se la sa cavare, fa tutte le mosse giuste non solo per sopravvivere, ma anche adattarsi e costruire relazioni. Questa caratteristica di Fred la rende un magnete per il piccolo gruppo di amici. Li compatta, riuscendo a capirli nel profondo, ma rischia anche di invertire la polarità e, con il nascere dei primi amori, distruggere l’equilibrio.
La cosa sorprendente di Un anno di scuola sta nel modo in cui la regia racconta tutto questo. Semplicemente mostrando le dinamiche emozionali che passano tra i personaggi, descrivendo il loro mondo in subbuglio, riesce a trasportare lo spettatore nella propria adolescenza. C’è un profondo rispetto tanto delle gioie quanto delle ansie di questi giovani. Ed è proprio grazie a uno splendido piano sequenza finale che il film riesce a catturare il piacere degli incontri che fanno crescere durante gli anni della scuola e la rapidità con cui passano quei giorni.