di Gianluca BERNARDINI

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A Heilingendamm in Germania, in un lussuoso hotel, si ritrovano i ministri del G8 che fanno girare l’economia mondiale per decidere una nuova manovra segreta che avrà pesanti conseguenze su diversi Paesi (dove «fame e miseria sono ingredienti per lo sviluppo»). Fra loro c’è Daniel Roché (il grande Daniel Auteuil), il direttore del Fondo monetario internazionale, che ha voluto presenti anche tre «strani» personaggi: una famosa scrittrice per bambini (Connie Nielsen), un cantante rock (Johan Heldenbergh) e Roberto Salus (Toni Servillo, sempre bravo), un monaco certosino. Proprio su quest’ultimo, dall’aria misteriosa, ruota attorno tutto il film. È lui infatti a raccogliere la sera prima «la confessione» di Roché, che l’indomani si troverà misteriosamente morto nella propria stanza. Chi è stato? Perché? Soprattutto cosa avrà detto al suo «confessore»? Dopo il successo di «Viva la libertà» (2012), Roberto Andò (sceneggiatore, musicista, regista di cinema e teatro) torna alla cinepresa con un film che assume i toni di un vero e proprio thriller metafisico. Lo fa scegliendo un cast di tutto rispetto, che mette letteralmente «a nudo» (interessante la sequenza con i potenti in accappatoio e la voce fuori campo) dentro le mura di questa «prigione dorata» dove il potere del mondo sembra essere messo in crisi dal risveglio della coscienza. Quella assopita o assuefatta al centro dell’Europa «che – come dice lo stesso Andò – si perde nei decimali, ma è incapace di trovare la propria anima». Salus sembra essere il risultato di chi nella vita ha fatto le proprie scelte per tornare all’essenziale. Un monaco a tutto tondo, scrittore non ortodosso (fuma e legge Bonaiuti), che emerge dal silenzio per stare dalla parte della pietà, quella stessa che esercita in chi si accosta a lui. Una presenza affascinante e indecifrabile, per alcuni enigmatica nonché scostante, che regge l’intero racconto «etico» del regista palermitano. Un film con una certa aurea poetica ed estetica, senza tempo («una variabile dell’anima») che chiede forse troppo allo spettatore abituato a ben altri ritmi odierni. La musica di Piovani arricchisce il tutto, anche se le parole, purtroppo, restano ancora troppe e non aiutano, in fondo in fondo, a cogliere quella «verità che oltrepassa la realtà».

Temi: potere, economia, coscienza, religione.