Lo scorso sabato, i volontari di una ventina di sale si sono riunite a Milano per il seminario Programmare il cinema internazionale sul territorio, un incontro di condivisione di pratiche (e teorie) per formare gli animatori delle SdC ad accogliere la diversità del World Cinema nelle nostre sale. La giornata è stata organizzata in collaborazione con COE – Centro Orientamento Educativo, che da 30 anni organizza il Festival del Cinema Africano, d’Asia e America Latina, un’importante vetrina sul cinema di questi tre continenti.

Di Giovanni Bonzanino

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Come possono le Sale della Comunità farsi contenitore della diversità cinematografica – e così rivestire maggiormente il ruolo di presidi culturali sul territorio, spazi di confronto dove incontrare la diversità per crescere? Per poter accogliere il World Cinema – termine con cui si indica il cinema internazionale che esclude le industrie più conosciute, da Hollywood alla Francia e il cinema europeo – e proporlo al pubblico adeguatamente, è prima di tutto necessario formare i nostri volontari.

Durante la giornata di sabato 8 febbraio, si sono alternati interventi volti a dare una base teorica alla missione di promozione culturale sul grande schermo – come nel panel di Alessandra Speciale, Direttrice Artistica del FESCAAAL, intervistata dal critico Andrea Chimento, e quello di Marte Bernardi, esercente della Sala Galliera di Bologna – e momenti di condivisione e confronto, come le attività laboratoriali del pomeriggio e la Tavola Rotonda sulle sfide di una programmazione contro-corrente.

Tanti gli spunti emersi, ma alcuni aspetti restano centrali negli interventi di tutti i relatori. In primis, la centralità di coltivare un rapporto con il pubblico: nell’ottica di offrirgli la miglior esperienza possibile, è importante conoscerlo, interrogarsi sui suoi bisogni, ma anche avere il coraggio di stimolarlo e sottoporgli delle sfide. Che spesso ripagano.

Ma anche la spinta a trovare il modo per rendere pastorale questa missione: promuovere opere di culture lontane, che ci permettono di interrogarci sulle nostre vite e il nostro sguardo.

Il Seminario è stata la conferma che questa diversità va portata con coraggio, e questo sabato è stata l’occasione anche per assaggiare un prodotto diverso: dal listino di distribuzione del COE, è stato proiettato un cortometraggio francese che mette in scena dei ragazzi marocchini alla prese con la delicata scelta del “nome francesizzato” una volta arrivati in Europa. Un film capace di mostrarci con freschezza e incisività uno degli aspetti traumatici della migrazione.

Svoltosi al Gregorianum di Milano, la giornata di formazione è stata possibile anche grazie al contributo e all’accoglienza dei volontari della Sala.