Al cinema dallo scorso giugno, è ancora possibile vedere in sala l'ultimo film della Disney Pixar: famiglia, ricerca di identità e la paura di sentirsi "fuori posto". La riflessione di Giovanni Scalera.
Di Giovanni Scalera
“Elio” si presenta come una riflessione contemporanea sulla condizione umana, proponendo una struttura semplice ma profonda, incentrata sulla ricerca di significato e connessione. Al centro della narrazione vi è Elio, un ragazzino orfano che incarna la millenaria domanda umana: “Chi c’è là fuori?“. Questa classica apertura narrativa si interroga sul valore intrinseco della nostra specie nell’universo. Elio vive con la zia Olga, un maggiore della Space Force, in un ambiente pervaso dalla tecnologia e privo di vera connessione umana. Il lutto per la perdita dei genitori lo ha spinto su un sentiero di asocialità, rendendolo incapace di relazionarsi con gli altri e convincendolo di non avere un posto sulla Terra.
Il desiderio di Elio di fuggire dalla realtà terrestre si concretizza in un crescente fascino nei confronti della sonda Voyager. Il richiamo verso l’ignoto lo porta a implorare un contatto alieno, un desiderio che viene esaudito con il suo inaspettato teletrasporto nel Communiverso. Qui, Elio non è più solo, deve guadagnarsi il suo posto in un’adunanza di esseri extraterrestri dalle forme più bizzarre e affascinanti, un tripudio visivo di colori e creature che sfidano l’immaginazione.
Il film esplora la ricerca di identità e appartenenza. Elio, inizialmente scambiato ingenuamente per il leader della Terra, si trova a negoziare con alieni, tra cui il temibile Lord Grigon. Questa situazione lo costringe a superare la sua insicurezza e il suo egocentrismo. Il viaggio di Elio non è una semplice fuga, ma un percorso di crescita che lo porta ad abbandonare le sue difese e ad aprirsi all’eccitazione e alla meraviglia dell’universo. L’amicizia con Glordon, una buffa larva, diventa un elemento stimolante per la sua trasformazione, dimostrando che la connessione autentica può fiorire anche tra le specie più diverse.
Il film mostra che lo spazio non è il nemico; al contrario, è un luogo di tolleranza e apertura mentale nella sua diversità. Gli alieni del Communiverso, sebbene a volte possano apparire burberi, incarnano principi di comprensione e accettazione. Anche le interazioni con il minaccioso Lord Grigon offrono momenti di inattesa vulnerabilità. La storia suggerisce che, nonostante la nostra specie sia ancora in evoluzione, il desiderio di conoscenza e di relazione è intrinseco.
Il film sottolinea come il legame con gli esseri del Communiverso spinga Elio a essere più gentile con la sua tutrice, mostrando che il viaggio esterno può condurre a una più profonda comprensione del proprio mondo interiore.
La sua vera forza risiede nel messaggio finale: mentre l’umanità continua a cercare risposte “lassù nel cielo o sotto i vostri piedi”, la vera conferma e la più profonda connessione si trovano, in ultima analisi, nell’altro. In un’epoca di crescente disconnessione, “Elio” ci ricorda che la nostra umanità più profonda emerge proprio nella capacità di cercare e trovare legami autentici tra di noi. Ci mostra che è normale avere dei dubbi e sentirsi un po’ “fuori posto” a volte, ma la vera magia accade quando ci si apre agli altri, anche a chi sembra molto diverso da sé stessi.