Die My Love, il film di Lynne Ramsay con protagonisti Jennifer Lawrence e Robert Pattinson, è ancora in sala: una riflessione di Giovanni Scalera sul suo "vuoto amplificato".

Di Giovanni Scalera

Die My Love 3

Die My Love, della regista Lynne Ramsay, è un’indagine cinematografica sulla depressione post-partum, ma anche un’opera sulla disintegrazione dell’identità e l’impossibilità di conciliare il desiderio primordiale con le costrizioni della vita domestica e della genitorialità. Il film si propone come un saggio crudo e viscerale sull’alienazione, dove il celebre aforisma di Jean-Paul Sartre, “L’inferno sono gli altri“, viene ribaltato: l’inferno non è solo negli altri, ma Grace diventa l’inferno per chi le sta intorno, consumata dalla sua stessa crisi interiore.

Lo scenario di questo dramma, la casa isolata in Montana ereditata da Jackson, non è un mero sfondo, ma una condizione esistenziale. L’isolamento geografico enfatizza la solitudine di Grace, una scrittrice di città che si ritrova intrappolata in un vuoto amplificato. Il ronzio insistente della mosca e il pianto del bambino compongono un inquietante paesaggio sonoro che fa da contrappunto al grande vuoto che apre il film.

Il vuoto interiore di Grace si estende all’esterno, fino al cosmo. Quando Jackson parla entusiasta di mondi paralleli al telescopio, lei lo interrompe con un nichilista “Chi se ne frega?”. Le infinite promesse dell’universo sono irrilevanti di fronte alla sua opprimente quotidianità. La battuta tagliente alla cassiera del supermercato, bruscamente zittita, conferma che il suo disagio non è una semplice insofferenza alla vita di campagna, ma una feroce presa di distanza dalla banalità e dalle convenzioni sociali.

Il tormento di Grace si lega intrinsecamente al pensiero esistenzialista, in particolare alla nozione di libertà radicale e al conseguente senso di angoscia.

Seguendo il pensiero di Jean-Paul Sartre, Grace sperimenta il conflitto tra la sua libertà innata e i ruoli (madre, moglie) che la società le impone. Lei respinge questa definizione predefinita, sentendosi soffocare e svuotare dalla maternità. Il suo comportamento distruttivo — come l’autolesionismo o l’attrazione per lo sconosciuto — non è solo patologico, ma è un modo estremo per urlare la sua libertà contro chi (marito e figlio) sente la stia annullando. Il matrimonio peggiora la situazione, costringendola a una vita che non è la sua. La regista Ramsay è abile nell’osservazione dell’umanità complessa, immergendo lo spettatore nel tumulto interiore di Grace attraverso un tocco dinamico, un montaggio etereo e un uso sapiente della musica.

Die My Love è una visione audace che ci invita ad accettare il compito imprevedibile e indifeso di destreggiarsi nell’enigma femminile, dove l’amore, lungi dal salvare, può annientare.

 

 

Canzone ispirata alle tematiche del film: Joy Division – Love Will Tear Us Apart