Con un misto di comicità e dramma, il film con Charlotte Gainsbourg, José Garcia e Lily Aubry ci costringe a fare i conti con i cambiamenti in famiglia e le relazioni che cambiano. Ha scritto un approfondimento Giovanni Scalera per Cinepensiero.

di Giovanni Scalera

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Il film di Florent Bernard, “La famiglia Leroy”, trascende la semplice commedia drammatica sul divorzio per diventare una profonda analisi del cambiamento inarrestabile nella vita di coppia. L’opera ci rammenta che tutto scorre e non torna, un concetto perfettamente riassunto dalla massima di Eraclito: Non si può scendere due volte nello stesso fiume. Questo principio filosofico illumina l’intero percorso emotivo della famiglia Leroy.

La pellicola comincia con una serie di audio che fanno rivivere, in pochi istanti, tutti i momenti della relazione d’amore tra Sandrine e Christophe. La metafora del messaggio vocale, da simbolo di connessione a emblema di una comunicazione perduta, evidenzia in modo efficace come la loro unione sia mutata in un’entità ormai irriconoscibile. Portando i figli e la moglie nei luoghi simbolici del loro passato, Christophe cerca disperatamente di salvare il matrimonio, ma è una mossa inutile contro il tempo. Vuole recuperare l’essenza perduta della moglie e del matrimonio, ma Sandrine incarna la consapevolezza che il passato è perduto. Riconosce che l’idillio coniugale di un tempo è svanito e che le cose preziose, per quanto amate, muoiono e non possono essere resuscitate.

L’abilità del regista risiede nel rappresentare la crisi matrimoniale senza ricorrere al facile binomio buono contro cattivo. Entrambi i coniugi sono vittime del mutamento insidioso che logora le relazioni durature. La loro lotta è un commovente ritratto di due persone che, pur legate ipoteticamente, sono diventate incompatibili nel presente. Il film, con la sua brillante alternanza di comicità e dramma, mostra l’accettazione della triste, ma liberatoria, realtà che alcune cose sono irreparabilmente spezzate. Non è un fallimento, piuttosto l’atto più maturo che la vita possa richiedere. La vera vittoria non è salvare il matrimonio, ma abbracciare l’inevitabilità del cambiamento e trovare un nuovo, seppur malinconico, inizio.

L’unica pecca narrativa è la gestione stereotipata dell’autolesionismo della figlia Loreleï: questo aspetto mostra una superficialità nel trattare temi complessi, riducendo un argomento serio a un mero espediente per evidenziare la disfunzionalità familiare.

Nonostante questo difetto, la pellicola si rivela un’opera potente e profondamente toccante. La sua lezione centrale, che riecheggia la saggezza di Eraclito, è che lottare per ciò che si ama può essere nobile, ma solo se si è pronti ad accettare che ciò che il tempo ha portato via non tornerà. La famiglia Leroy va avanti, venata di tristezza e rimpianto, ma finalmente libera dalla pressione di dover salvare tutto ad ogni costo.

Canzone che si ispira ai temi del film: Someone Like You di Adele