Sin dalle prime scene, "Enzo" cattura lo spettatore con una trama che non si limita ad esplorare le turbolenze di un giovane in cerca di sé, ma ci immerge nella domanda cruciale: in un mondo che ci spinge a essere ciò che non siamo, come si fa a trovare il proprio vero sé? Una riflessione di Giovanni Scalera sul nuovo film con Pierfrancesco Favino.

Di Giovanni Scalera

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Il protagonista, Enzo, è la perfetta incarnazione di questa ricerca. Appartenente a una famiglia benestante, con un padre e una madre che incarnano un’esistenza borghese e agiata, Enzo rifiuta il percorso prestabilito, quello dell’alta istruzione e della vita di benesseri materiali. Sceglie invece la fatica e la rozzezza del cantiere edile, un ambiente estraneo che in apparenza lo pone al di fuori di qualsiasi contesto sociale a lui noto.

La scelta di Enzo di diventare un muratore non è un capriccio, ma un atto di ribellione. Se, come descrive il filosofo tedesco Martin Heidegger, l’esistenza inautentica è caratterizzata dal conformismo e dalla sottomissione al “si”, Enzo cerca attivamente di evadere da questo stato. Il suo lavoro manuale, sebbene inizialmente impacciato, è un tentativo di “creare qualcosa di duraturo”, un segno tangibile della sua esistenza, in contrasto con la superficialità che percepisce nella vita dei suoi genitori. Enzo aspira a un’esistenza autentica, non dettata dalle aspettative sociali. Tuttavia, la sua ricerca si scontra con una realtà più complessa, che lo lascia sospeso tra due mondi, incapace di integrarsi pienamente in entrambi.

L’incontro ed il lavoro in cantiere con Vlad, un muratore ucraino, è il catalizzatore del vero conflitto interiore di Enzo. Vlad non solo rappresenta un modello di mascolinità, coraggio e fiducia in sé, ma anche un desiderio latente, un’attrazione che trascende i confini di classe e della sessualità. Le interazioni tra i due, specie da parte del protagonista, sono un’esplorazione delicata ma allo stesso tempo carica di tensione verso un desiderio non detto se non attraverso alcuni gesti.

La trama non si risolve in un culmine sensazionale, ma lascia Enzo aperto ad una svolta. Forse il percorso per trovare sé stessi non si conclude con una rivelazione, ma con la consapevolezza che la ricerca è un processo continuo. “Enzo”, quindi, è una storia giovanile ma anche uno studio che ci pone una domanda universale: per conoscere veramente noi stessi, dobbiamo prima accettare l’incertezza che definisce l’essere umano. E forse, proprio come il giovane protagonista, la cosa più autentica che possiamo fare è continuare a cercare.

 

Canzone ispirata alle tematiche del film: Creep dei Radiohead