Come reagiscono gli amici di una coppia che - dopo 15 anni di convivenza - decide di lasciarsi, e per farlo organizza una festa d'addio? Questo è il punto di partenza di Volveréis, un film che costruisce sull'impianto narrativo di una commedia romantica una riflessione sul cinema, sul rapporto tra verità e finizione e, non per ultimo, sui legami umani.
Di Giovanni Scalera
Nel cuore di Madrid, al centro della scena ci sono Ale (Itsaso Arana) e Alex (Vito Sanz), i protagonisti di “Volveréis – Una storia d’amore quasi classica”. Dopo quindici anni di convivenza, la coppia decide inaspettatamente di separarsi, lasciando amici e familiari attoniti. L’idea, decisamente fuori dagli schemi, è quella di celebrare questa rottura con una festa, ispirati dalla massima del padre di Ale: “È meglio festeggiare una separazione che un’unione”.
Una frase di Ale all’inizio del film – “Ho sempre pensato che sarebbe stata una buona idea per un film, ma nella vita reale non lo so” – rivela fin da subito il cuore pulsante dell’opera di Jonas Trueba: il delicato e ambiguo confine tra cinema e realtà.
La meta-narrazione è un espediente centrale nella storia. Ale è una regista che sta montando un film in cui Alex è il protagonista, costringendoli a confrontarsi non solo nella vita privata, ma anche sul set. Questo “film nel film” crea un labirinto narrativo che confonde la temporalità e lo spettatore. Il gioco con l’artificio cinematografico porta a un’esplorazione sistematica dell’idea di ripetizione, che non si limita alla struttura narrativa, ma attraversa anche i dialoghi, con molte battute riproposte più volte nel medesimo formato.
Il padre di Ale, non solo suggerisce l’idea della festa di separazione, ma spinge la figlia a leggere il filosofo danese Søren Kierkegaard, in particolare “La Ripetizione”. Uno studioso che, come descritto dal padre di Ale, un pensatore che abbandona le astrazioni per uno studio metodico e concreto della vita. L’influenza di Kierkegaard si manifesta nell’idea che l’essere umano persegua incessantemente ciò che è familiare.
Dal punto di vista narrativo, il film soffre di una mancanza di profondità nello sviluppo dei personaggi. Lo spettatore si ritrova alla fine della pellicola con poche informazioni sul passato di Ale e Alex o sulle ragioni che li hanno portati a separarsi, nonostante un’apparente armonia.

Tuttavia, la pellicola, pur con qualche difetto, spicca per essere un’interpretazione matura di un genere, la commedia romantica, come recita il sottotitolo italiano. Ponendo domande sostanziali sulla natura del romanticismo e delle relazioni, la storia rivela l’abilità del regista nel muoversi su territori familiari, esplorando le sfumature psicologiche e i modelli comportamentali dei legami umani.
In sintesi, “Volveréis” è un’opera ambiziosa che tenta di sovvertire i codici della commedia romantica attraverso un approccio meta-cinematografico e una profonda riflessione filosofica. Nonostante alcune scelte narrative che ne compromettono la fluidità e la profondità dei personaggi, il film offre spunti interessanti sulla ripetizione, sul rapporto tra finzione e realtà e sulla natura dei legami umani.
Libro ispirato alle tematiche del film: L’amore dura tre anni di Frédéric Beigbeder