Vedremo prossimamente in sala il nuovo film del regista danese Joachim Trier, un autore che ha già dimostrato più volte la sua capacità di parlare con semplicità e schiettezza dell'animo umano. L'inviato ACEC Gabriele Lingiardi ha visto Sentimental Value a Cannes e ha deciso di scriverne un pezzo per noi. Da vedere il film e da leggere l'articolo.

Di Gabriele Lingiardi

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Sentimental Value di Joachim Trier inizia con le immagini di una casa. Le inquadrature sono accompagnate dal racconto di quel luogo. Insieme, voce e fotogrammi, descrivono uno spazio vivo in cui i personaggi ritorneranno continuamente. Lo farà Nora, un’attrice mediamente affermata piena però di ansie che si trasformano in attacchi di panico prima di esibirsi in pubblico. Vi ritorna anche Gustav, il padre di lei e della sorella Agnes, un regista “autore” molto apprezzato in passato e ora verso il viale del tramonto. Vuole dirigere un’ultima opera dal sapore autobiografico in cui Gustav si ritrae da bambino mentre Nora dovrebbe interpretare la madre di lui, morta per suicidio. Quando Nora rifiuta i panni della nonna, Gustav cerca un sostituto in Rachel Kemp un’attrice americana bramosa di rilanciare la sua carriera interpretando il difficile ruolo.

All’interno di questo spunto di trama Joachim Trier mette di tutto: il cinema è uno spazio per affinare i sentimenti, per sciogliere i nodi della vita vera e riagganciare i rapporti interrotti tra un padre e le sue figlie. C’è anche il doppio hitchcockiano, con quell’ossessione tipica de La donna che visse due volte, in cui la riproduzione di una persona esistita diventa tentativo di farla rivivere nel corpo altrui. Tra teoria, filosofia e lo stile norvegese un po’ compassato e al contempo alla ricerca di originalità nella messa in scena, Sentimental Value riesce ad essere un’opera sorprendentemente semplice da intercettare emotivamente.

Difficile classificarlo come una commedia, nonostante strappi qualche risata (come la scena del nonno che regala al nipote DVD di film decisamente inadatti alla sua età). Eppure neanche il dramma è prevalente in questa storia fatta di piccoli momenti, di graduali passi in avanti, capace di trovare la migliore emozione in un finale pieno di significato e di possibili interpretazioni. Bravissima Renate Reinsve come protagonista, mentre Stellan Skarsgård si riconferma una garanzia. Elle Fanning sul red carpet di Cannes ha annunciato l’avvio della “Joachim Trier Summer” indossando una maglietta con questa scritta. Più che l’estate, possiamo dire, potrebbe essere la stagione dei premi quella che più si confà ad un regista così in grado di interpretare le esigenze del cinema contemporaneo, pur mantenendo le radici nel passato.

 

Temi: emozioni, tempo, casa, film, padre e figlia, recitazione, psicosi, sentimenti