Arriverà in sala, distribuito da Lucky Red nella prossima stagione cinematografica, il film diretto da Hasan Hadi che parla di prepotenza e totalitarismo tramite lo sguardo degli innocenti. Perfetto inserito in rassegna e assolutamente da mostrare ai più giovani.
Di Gabriele Lingiardi
The President’s Cake è il film vincitore dell’Audience Award, ovvero il premio del pubblico, insieme alla prestigiosa Caméra d’Or, consegnati alla fine del Festival di Cannes 78. Siamo nell’Iraq degli anni ’90 sotto il regime di Saddam Husseini. Lamia frequenta la scuola del paese ed è contenta di poterlo fare. La sua famiglia infatti non ha molti soldi, come molte della zona. Arrivare a fine giornata è un’impresa. Le sanzioni internazionali hanno messo in ginocchio l’economia. Acquistare un tozzo di pane richiede sacrifici alle famiglie. Figurarsi il lusso di un pasto più elaborato!
Eppure, per celebrare il compleanno del presidente Husseini tutte le scuole sono obbligate a organizzare un momento di festa. Il maestro della classe estrae a sorte chi dovrà procurarsi gli ingredienti per preparare una torta da condividere con i compagni. L’incarico capita, ovviamente, alla disperata Lamia. Aveva fatto di tutto per non farsi estrarre, non riuscendoci. Insieme all’amico Saeed (scelto per procurare la frutta) si mette in viaggio per trovare un modo di realizzare il dolce ed evitare la punizione sia del docente che della sua famiglia allo stremo.
Il film di Hasan Hadi è un viaggio dal sapore fortemente autobiografico. La sua cornice di finzione permette un viaggio nell’Iraq vissuto direttamente dal regista durante la propria infanzia. Se una critica va fatta a The President’s Cake è quello di essere una storia per tutti… e quindi per nessuno. Gli studenti a cui sembra essere rivolto (dalla tarda secondaria di primo grado in poi) rischiano di trovare faticosa la parte centrale, mentre per gli adulti il tono per gran parte lieve rischia di diminuire l’impatto del suo messaggio. Sono piccole cose, a fronte della capacità del film di portarci in angoli di mondo duri, pieni di pericoli, continuando a mostrarceli con l’ingenuità degli occhi di un bambino. Proprio sugli occhi si giocherà il suo finale, uno tra i più potenti visti non solo sulla Croisette, ma in tutto l’anno di cinema. Un colpo al cuore che vale sia il prezzo del biglietto che una discussione emotiva dopo i titoli di coda.
Temi: Iraq, dittatura, crescita, scuola, povera, guerra, infanzia