Da oggi al cinema il film di Ruiz de Azúa che si è aggiudicato 5 statuette ai Premi Goya in Spagna e ci porta dentro la scelta di una ragazza giovanissima di prendere i voti.

Di Gianluca Bernardini

Los Domingos 008

Esce in Italia, proprio durante la Settimana Santa, Los Domingos, un film spagnolo che colpisce per la sua grazia silenziosa e la profondità con cui affronta un tema inusuale, intimo, quanto universale come “la vocazione”. Quella religiosa, in particolare, come scelta radicale, capace di scuotere non solo chi la compie, ma anche chi le sta accanto.

Al centro del racconto c’è, infatti, Ainara, giovane diciassettenne, orfana di madre, interpretata con straordinaria sensibilità da Blanca Soroa, che vuole diventare monaca di clausura. Il suo percorso interiore, fatto di dubbi, slanci, tipici dell’adolescenza, e inevitabili fratture con la famiglia, tra cui la nonna e il padre, si intreccia per lo più con lo sguardo critico della zia atea Maite (Patricia López Arnaiz), figura lucida e profondamente umana, ma incapace di accettare una scelta che le appare immatura e violenta.

La regia della spagnola Ruiz de Azúa, che si è guadagnata ben cinque premi Goya, si distingue per un’eleganza misurata, fatta di sottrazione più che di enfasi: sono i silenzi, gli sguardi e le tensioni non dette a costruire un racconto emotivamente stratificato. Los Domingos non cerca, però, risposte facili, ma si muove con delicatezza dentro il conflitto interiore tra fede e affetti, tra chiamata interiore e responsabilità verso gli altri, sviluppati con estrema chiarezza nel confronto con il giovane padre spirituale (ottima figura) e la badessa del monastero. Ne emerge un film intenso e accattivante, capace di interrogare lo spettatore senza mai forzarlo, e di raccontare la vocazione non come rifugio, ma come scelta che divide, interroga e, inevitabilmente, trasforma. Un’opera che resta, proprio perché ha il coraggio di non semplificare. Da vedere per poterne (finalmente) parlare.