Il bellissimo film di Valérie Donzelli ci racconta quel meraviglioso mondo che è la scrittura. Ma non c'è spazio per il romanticismo nello schietto quadro di precarietà e alienazione che fa parte del lavoro culturale e creativo.
di Giovanni Scalera
Valérie Donzelli firma con La mattina scrivo una parabola politica e intima sulla natura disumanizzante del lavoro nel tardo capitalismo. Il film segue Paul Marquet, interpretato da un intenso Bastien Bouillon: un ex fotografo di successo che abbandona una carriera da 8.000 euro al mese per inseguire una vocazione letteraria che il mercato, incarnato dalla sua editor, liquida come “invendibile”.

La scelta radicale di Paul lo fa sprofondare in una “precarietà organizzata”. Per proteggere le mattine dedicate alla scrittura, egli si svende su “Jobbing”, una piattaforma di economia on-demand dove la dignità umana è mediata da un algoritmo che alimenta una guerra al ribasso tra disperati. La parabola di Paul incarna perfettamente l’analisi di Karl Marx sull’alienazione: se per il filosofo il lavoro dovrebbe essere l’oggettivazione del sé, nel sistema delle piattaforme descritto da Donzelli esso diventa l’esatto opposto. Paul, ridotto a “lavoratore a giornata” che taglia l’erba con le forbici o smonta mobili per pochi spiccioli, sperimenta la mercificazione totale della propria esistenza. L’algoritmo agisce come un moderno “feticismo delle merci”, dove i rapporti umani sono ridotti a valutazioni numeriche.
La regista evita il pietismo attraverso uno stile sobrio e l’uso di pellicola granulosa e inserti in Super 8, separando la cupa realtà dal calore del ricordo. Paul non è un martire, né un “finto povero” come lo accusano i familiari, ma un resistente clandestino. C’è un’ironia poetica nel vederlo scrutare il mondo con occhio quasi da entomologo mentre lava finestre: egli ricicla l’umiliazione trasformandola in materiale narrativo. Sceglie consapevolmente il disimpegno materiale per ritrovare sé stesso, ripudiando quegli standard borghesi che scambiano il possesso con la felicità.
Il film non scivola nel cliché del riscatto facile. Anche quando Paul raggiunge il successo editoriale, la notifica dell’app continua a rincorrerlo, ricordandoci che nel tardo capitalismo la vocazione è una condanna alla marginalità scelta. La mattina scrivo resta un’opera politica e intima sulla sublimazione attraverso l’arte, un grido silenzioso che celebra l’ostinata persistenza del gesto creativo contro un mondo che predilige l’usa e getta.
Opera d’arte ispirata alle tematiche del film: Il povero poeta di Carl Spitzweg

Der Arme Poet