di Gianluca BERNARDINI

Tony Webster (Billy Howle e poi Jim Broadbent), vive a Londra, ormai in pensione, occupandosi di un negozio che rivende macchine fotografiche professionali «Leika», separato dalla moglie Margaret (Harriet Walter) che ama ancora, e in attesa del nipotino che la figlia ha deciso di avere da single. Una vita fatta di routine che un giorno viene «sconvolta» dall’arrivo di una lettera: presto riceverà in eredità, dalla madre della sua ex ragazza, il diario del suo amico e compagno di studi Adrian (Joe Alwyn), che ai tempi dell’università decise di suicidarsi. Per Tony inizia così un vero e proprio salto nel passato, dove affiorano i ricordi «sbiaditi» degli affetti e dei legami di un tempo, tra cui la relazione con Veronica (Freya Mavor e poi Charlotte Rampling) che lo lasciò proprio a causa di Adrian. È lei che ora detiene «tale diario» e non vuole restituirlo. Alcune verità, infatti, non sono ancora state svelate. Su questo gioco di piani temporali, a metà tra thriller psicologico e dramma, si svolge l’ultimo film diretto da Ritesh Batra («Lunchbox») e sceneggiato da Nick Payne, «L’altra metà della storia», come adattamento del romanzo (volutamente «tradito») «Il senso di una fine» di Julian Barnes. Un’opera ben diretta nonché recitata, che vede protagonista di questa sorta di racconto di formazione non tanto un giovane, ma un sessantenne chiamato a fare i conti con le vicende della sua vita. Che cosa veramente è accaduto? Che cosa è stato trattenuto? Che cosa, invece, dimenticato o inspiegabilmente sepolto? Un tema molto interessante quello della «memoria» e di ciò che ci portiamo dietro del nostro passato. Un «bagaglio» con cui, prima o poi, a tutti è chiesto di fare i conti per non dimenticare, magari non ripetere e potersi migliorare. Il nostro è sempre e solo un punto di vista. La verità, perlopiù, è complessa e va oltre il nostro sguardo. Occorre ricordarselo, però.

Temi: passato, memoria, verità, ricordi, relazioni, giovinezza, sguardo, amicizia, amore.