di Gianluca BERNARDINI

Chissà perché a volte basta poco per far scatenare una guerra. Magari una parola di troppo o un gesto fuori posto montano così tanto fino a far scoppiare la rabbia. È umano certo, ma se dovessimo andare alla radice dei nostri sentimenti cosa scopriremmo? Ziad Doueiri con «L’insulto» sembra parlarci proprio di questo, partendo da un banale litigio avvenuto a Beirut, a causa di un tubo, tra Yasser (Kamel El Basha, coppa Volpi come miglior attore all’ultimo Festival di Venezia) e Toni (Adel Karam). Il primo carpentiere profugo palestinese, il secondo meccanico militante nella destra cristiana che rivendica gli orrori subiti in Libano durante la guerra civile finita nel 1990. Un film costruito molto bene che riesce, a poco a poco, a immergere lo spettatore dentro un passato che ha segnato una nazione, un popolo, nonché la storia di molte persone. Compresa quella degli avvocati, ovvero un padre e una figlia, l’uno contro l’altro, chiamati a difendere in tribunale, i due protagonisti avversari. Giustizia, verità, perdono: sono i temi importanti messi in questione che vengono sviscerati nel racconto con sapiente maestria, grazie anche ad un ottimo cast di attori. Un film senza sbavature che riesce a scavare in profondità, fino a mettere in crisi non solo la coscienza di Yasser e Toni, ma anche quella di chi gli sta attorno e guarda. Poiché i processi dei conflitti sono sempre i medesimi, anche quando partono da banali questioni personali, così come le offese dei singoli divengono quelle di tutti quando toccano nell’intimo l’orgoglio. Ma alla fine, per la pace, cosa si è disposti a rinunciare? Questa è forse la vera questione nonché la sfida. Possibilmente da non perdere per farne memoria.

Temi: odio, conflitto, offesa, Libano, giustizia, verità, perdono, memoria, dolore.